
BARI- Nel processo, denominato Calciopoli, che si sta tenendo dinanzi al Tribunale di Napoli il maggiore imputato, Luciano Moggi, ha scelto una linea difensiva che, francamente, appare tecnicamente molto poco produttiva se non addirittura controproducente (nel senso che potrebbe determinare la presentazione di denunce per calunnia nei suoi confronti).
In sostanza cosa dice l’imputato: Sì, è vero ho sbagliato, ma in tanti hanno tentato di fare quello che io stavo facendo; quindi, se tutti hanno commesso un reato, perché devo pagarne le conseguenze solo io?
Ebbene, questo tipo di difesa non crediamo che possa portare da nessuna parte, perché l’imputato, se vuole essere assolto, deve provare di non aver commesso il reato ascrittogli, ma dalle sua scelte processuali questa prova non viene in nessun modo evidenziata.
Moggi tende a far credere che altri, ed i dirigenti dell’Inter in particolare, abbiano tentato di avere dei benefici attraverso contatti con il designatore degli arbitri.
A parte il fatto che, come da tutti già immediatamente rilevato, non c’è corrispondenza tra le affermazioni di Moggi e la reale trascrizione della telefonata da questi indicata, ci pare che ben diversa sia la posizione soggettiva di Facchetti e di Moggi: il Presidente dell’Inter, ove mai le affermazioni dell’imputato dovessero essere esatte, avrebbe semplicemente richiesto l’arbitraggio di Collina, del miglior arbitro al mondo, non di uno qualunque pronto a prostrarsi ai piedi del potente di turno!
Moggi, invece, ha cercato di ottenere arbitri partigiani nelle partite della Juve e pro-bianconeri in quelle delle dirette concorrenti per lo scudetto; ha sequestrato l’arbitro Paparesta, reo di aver “sfavorito” la squadra torinese, di modo che per il futuro sapesse bene come comportarsi; ha commesso tutta una serie di attività completamente estranee al concetto di lealtà sportiva che hanno costretto la Federazione a punire la squadra più titolata d’Italia, comminando infine una sanzione concordata proprio con la Juventus, che ha proposto ed ottenuto, per così dire, una sorta di patteggiamento (che le è valso ad evitare una sanzione ben più pesante di quella poi effettivamente scontata).
Ma, tornando agli effetti che le nuove trascrizione delle intercettazioni potranno avere sul processo, riteniamo che non ce ne saranno (ripetiamo, queste intercettazioni non possono essere utilizzate come esimenti di un comportamento eventualmente ritenuto criminoso) o che, al massimo, nella peggiore delle ipotesi (che, comunque, riteniamo alquanto improbabile vista la inconsistenza delle affermazioni riscontrate), potrebbero convincere il Pubblico Ministero a trasmettere gli atti alla Procura al fine di verificare la opportunità di aprire un altro fascicolo (per altro reato) a carico di terzi soggetti estranei al procedimento in corso.
Quindi, qual è l’obiettivo della strategia dell’imputato Moggi?
Voler sollevare un polverone, con la speranza di creare turbamento nell’animo del Giudice?
Voler creare una sorta di sollevazione popolare per affermare (Berlusconi docet) che la Magistratura non ha il potere di sovvertire quello che il popolo ha stabilito (l’assoluzione di Moggi perché egli ha agito –comunque meglio e con migliori risultati degli altri- così come tutti i dirigenti delle altre squadre avrebbero voluto)?
Non lo sappiamo, ma è certo che la strategia scelta processualmente appare quanto meno strana, non cercando in alcun modo quello che nei film polizieschi veniva chiamato l’alibi (l'alibi è l'"altro luogo" in cui si trovava un individuo nel momento in cui avviene il delitto di cui è sospettato).
Fatto stà che l’imputato Moggi i primi risultati li ha già ottenuti: tutti i media sono tornati ad occuparsi di lui come ai tempi in cui teneva ben stretto nel pungo il mondo del calcio italiano e la tifoseria juventina si è ricompattata nella richiesta di togliere lo scudetto all’Inter.
Crediamo che tutto, infine, si risolverà con la giusta condanna dell’imputato perché siamo certi che il Giudice Maria Teresa Casoria saprà ben riconoscere (e, quindi, sanzionare) le effettive responsabilità di Moggi (e ricordiamo che oggetto d’indagine sono solo le attività più recenti, in quanto quelle precedenti sono ormai da tempo prescritte).
(Pubblicato sul Quotidiano di Bari il 15 aprile 2010)
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( 2.9 / 19 )
(nella foto: Domenico Chiumarulo)
BARI- Che la pallacanestro barese stia vivendo un momento di estrema modestia viene confermato dal fatto che le nostre squadre di vertice hanno già concluso la propria stagione già a fine marzo: infatti il CUS ha chiuso all’ultimo posto in serie B dilettanti, restando escluso dalla fase ad orologio e “conquistando” la salvezza solo in virtù della radiazione che ha colpito il Siracusa, mentre le Pink hanno vinto il gironcino a cinque valido per la permanenza nel campionato di serie B/eccellenza femminile.
Da rimarcare la mediocrità del campionato degli Universitari, capaci di conquistare la miseria di 10 punti, con un roster senza futuro e, quel che è peggio, privo di giocatori baresi, in contrasto con quello che era stato il trand dei recenti anni migliori, quelli che hanno portato pubblico ed entusiasmo al Lungomare Starita, quando in campo scendeva un manipolo di atleti locali (Ciocca, i fratelli De Feo, Chiumarulo, Ambruoso, Favia, Cancellieri) che faceva da traino a tutto il movimento giovanile (che, invece, a conseguenza della attuale politica cussina, è praticamente svanito, dissolto).
E la crisi viene confermata anche dai miseri risultati colti dalle tre formazioni baresi che partecipano al campionato di serie D: a quattro turni dal termine della stagione, i due posti destinati alla retrocessione sono già matematicamente occupati da due di queste squadre; al momento paiono destinate a scendere di categoria i Bulls e la Cestistica, ma la Don Don Bosco, che attualmente ha quattro punti in più delle cugine (ferme a quota 6!) non può certamente dormire sonni tranquilli, anche perché sono ancora da disputare proprio gli scontri diretti tra le tre concorrenti.
Insomma saranno tre derby da brivido ma con la consapevolezza che, alla fine, se ne salverà solo una.
Veniamo ora alle uniche note liete della stagione.
L’Adria, quando mancano quattro giornate al termine della regular season, ha già conquistato il diritto a partecipare ai play-off che regaleranno una promozione alla serie C Dilettanti (l’altro posto è già stato conquistato dallo Juve Trani).
Per la formazione di coach Gaeta l’opportunità è davvero ghiotta, anche perché la squadra ha disputato un ottimo campionato, dimostrando di saper superare anche le avversità più importanti, come il grave infortunio che ha colpito Chiumarulo (stagione finita per lui).
Tutti i tifosi baresi baresi sono pronti ad assiepare il PalaCarrassi nella speranza di poter assistere all’unico risultato in grado di riequilibrare la brutta stagione del basket barese: il salto nell’ultimo campionato nazionale della società del presidente Bernardi.
Anche l’Arx sta vivendo una bella stagione da protagonista nel campionato di Promozione, dove attualmente occupa il secondo posto alle spalle del fortissimo Cerignola; mancano sei gare al termine della prima parte del campionato e, quindi, il discorso è ancora aperto ma non è detto che i ragazzi del Faro non possano continuare a fare bene.
Ed ancora l’Arx fa la sua bella figura nel campionato di Prima Divisione, anche qui occupando meritatamente la seconda piazza, appena dietro il Mola; non riesce, invece, ad imitarne le gesta ed i risultati lo Japigia, terza forza del Gruppo Pallacanestro Bari (che comprende anche Adria e Don Bosco), costretto ad occupare le posizioni di coda dello stesso girone.
(pubblicato sul Quotidiano di Bari il 10 aprile 2010)
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( 3 / 25 )
Caro Mimmo Guido, ho letto appeno su Barilive un tuo intervento sulla situazione della Giunta; concordo quando affermi che l'Italia dei Valori non ne è rappresentata, ma non comprendo affatto il tuo interessamento in difesa della lista civica Moderati per Emiliano (come se questa non sappia tutelarsi da sola), come se non sapessimo che, sino a quando non si scioglierà il nodo della presenza al suo interno del nostro consigliere regionale Olivieri, si pone tra l'IdV e questa lista un grave ed imbarazzante problema stante quella che ritengo la incompatibilità derivante dalla presenza del predetto in entrambe le formazioni politiche.
Certo, Olivieri, come trionfalmente -e giustamente- comunica proprio sul sito dei Moderati per Emiliano, ha ricevuto ben 14.695 voti nell'ultima consultazione regionale, ma ciò non significa che egli non DEBBA scegliere chiaramente da che parte stare e che, addirittuta, il Commissario Cittadino dell'Italia dei Valori debba assumersi l'onere di intervenire anche in difesa di altre forze politiche all'interno della difficile dialettica interna alla Giunta in occasione di un più che probabile rimpasto.
In attesa di conoscere da te i motivi di questo tuo intervento, ti abbraccio.
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( 3.1 / 23 )
Sono terminati gli scrutini di questa ennesima consultazione elettorale e cerco di fare un’analisi del risultato, sotto ogni punto di vista.
L’Italia dei Valori ha ottenuto 127.865 voti su base regionale, pari al 6%, mentre nelle circoscrizione elettorale di Bari e Provincia ha ottenuto 49.433 voti, pari all’8%; di questi 49.433 voti ben 14.695 sono andati a Giacomo Olivieri, seguito –ma non a ruota- dal secondo più suffragato Lorenzo Nicassio (persona onesta e che stimo profondamente, a cui rinnovo di cuore i miei complimenti per l’ottimo risultato e gli auguri di buon lavoro negli incarichi che si appresta a ricoprire) con 4.044.
La prima considerazione, abbastanza evidente, è che l’IdV ha conseguito l’ottimo risultato nel barese esclusivamente in virtù dell’exploit di Olivieri (che, comunque, era prevedibile, visto che lo stesso puntava esplicitamente al raggiungimento delle 20.000 preferenze) e che, senza questo bottino, si sarebbe allineato al risultato conseguito nelle altre province (6%).
La prova del nove riviene dal fatto che Nicastro, capolista e candidato “ufficiale” del partito, sia pur ottenendo un ottimo successo personale, ha avuto ben 10.651 voti meno di Olivieri.
Ma perché un partito che sembra trovare grande apprezzamento da parte dell’elettorato poi, al momento della verità, non riesce a decollare e si trova costretto a sfruttare le performance dei “cavalli di razza” (ieri Pisicchio oggi Olivieri) che gli si avvicinano, ben sapendo, però, che non si tratta di amore per gli ideali del partito ma di mera opportunità elettorale e brame di successivi incarichi (e la questione Pisicchio dovrebbe insegnarci qualcosa, così come mi è giunta voce che Olivieri si presenti alla gente come il futuro assessore alla sanità della Regione)?
Io sono convinto che l’Italia dei Valori a Bari e provincia (non conosco le altre realtà locali e quindi oltre non mi esprimo), possa tranquillamente raggiungere la soglia del 10%, sol che ci fosse una diversa legge elettorale, del tipo di quella tanto vituperata che regolamenta il voto per la Camera, abolendo, quindi, il voto di preferenza.
Lo so che molti penseranno che stia dicendo un’eresia ma, giorno dopo giorno, mi sto convincendo che il voto “bloccato” di lista sia l’unico modo per ridare vita alla politica, evitando i personalismi e gli arrivismi di vario tipo, riducendo enormemente le spese elettorali che oggi vengono impegnate non al fine di promuovere il partito, ma unicamente per sottrarre voti agli altri candidati del proprio raggruppamento.
Mi sono chiesto, infatti, a quanti comizi siamo stati invitati a partecipare, quante manifestazioni di piazza ha organizzato l’Italia dei Valori, se il partito ha costituito un comitato elettorale centrale di modo da organizzare la campagna per il voto, quanti interventi pubblici sono stati organizzati per diffondere il programma dell’Italia dei Valori?
Niente di tutto questo!
Come si è svolta la campagna elettorale dell’IdV?
I candidati non sono andati a cercare i voti degli indecisi, dei simpatizzanti o di partiti e movimenti affini (ad esempio, i grillini o gli appartenenti alle aree del malcontento) dei disoccupati, dei lavoratori delle periferie messi in cassa integrazione o in disperata attesa della sua concessione, che, pure, avevano avuto il sostegno e l’interessamento dei nostri politici nazionali, ma sono andati nei luoghi in cui già c’erano voti sicuri (nei circoli dei paesi) per accaparrarseli a dispetto della concorrenza interna!
E i soldi, tanti soldi in parecchi casi, come sono stati spesi?
Nella maggior parte dei casi in maniera esageratamente personalizzata, senza cercare di essere un vero traino al partito, ai suoi valori, al suo programma; in un caso, poi , sembrerebbe che si sia spesa una quantità enorme di denaro (si parla di alcune centinaia di migliaia di euro), per di più in maniera imbarazzante se non illecita (mi è giunta voce sicura di biglietti per lo stadio in occasione di Bari-Sampdoria “regalati” in cambio di un voto).
Se lo stesso establishment del partito a pochissimi giorni dalle votazioni ha esplicitamente parlato di voto di scambio da parte di un nostro candidato (mi riferisco al botta e risposta tra Zazzera e Cagnazzo su FaceBook), mi chiedo perché mai il Partito non sia intervenuto e non intervenga con durezza e decisione; ecco, penso che proprio questa impasse nel prendere decisamente posizione contro chi, anche al nostro interno, contravvenga alle regole sia uno degli ostacoli più importanti alla “esplosione” del nostro Partito.
Non vorrei che oggi si ripetesse quanto già visto nei mesi passati con la incerta, contraddittoria e controproducente gestione del caso Pisicchio (ricordo, per chi non lo sapesse o non ne avesse memoria, che Pisicchio si trova ancora oggi ad essere Vice-Sindaco in quota IdV nonostante ne fosse ormai uscito, in pratica, dal giorno dopo la proclamazione degli eletti al Comune di Bari).
E poi, mi sembra così assurdo che una campagna elettorale costi, in totale per ciascuna regione, alcuni milioni di euro quando poi non si trovano soldi per aiutare le aziende in crisi, per realizzare alloggi di edilizia pubblica, per la solidarietà sociale, per l’abbattimento delle barriere architettoniche, per gli sport minori.
Allora, e ritorno al punto focale dei miei pensieri post-elettorali, mi chiedo (e mi piacerebbe conoscere il pensiero di chi mi legge): non sarebbe meglio abolire il voto di preferenza, delegando ai partiti l’organizzazione della lista, e quindi impostare le campagne elettorali solo sui programmi e sulle ideologie, mettendo fine a questo disgustoso elemosinare, mercanteggiare, comprare, i voti?
Io ne sono convinto e sono convinto che pensarlo non sia un’eresia!
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( 3 / 24 )
(nella foto: Gino Macellaio)
BARI- Nel giorno della salvezza praticamente conquistata dalla Rainbow, la copertina va a coach Macellaio che compie un gesto di grande sportività: all’inizio del secondo quarto gli arbitri (assecondando l’indicazione degli ufficiali di campo) vogliono che il gioco cominci con la rimessa dei padroni di casa, ma l’allenatore del Valenzano, ricostruendo correttamente la dinamica dell’azione conseguente la palla a due, concede la palla agli avversari, tra gli applausi del pubblico.
La partita è stata ben giocata dalle due formazioni, emozionante sino all’ultimo, capace di divertire il pubblico presente sugli spalti.
Ecco gli starting five: Roca, Lomoro, Campanile, Traversa e De Santis per i bianchi e Lucarelli, Di Maso, Mongelli, Antonelli ed Esposito per i blu; i locali si piazzano subito a zona 2-3 (difesa che non abbandoneranno mai nel corso dell’incontro), mentre i Bulls scelgono la box-and-one (con Mongelli incollato a Lomoro).

(nella foto: Terenzio Lomoro)
L’inizio è parecchio equilibrato, anche se i viaggianti mostrano la ormai nota idiosincrasia all’attacco alla zona; il punteggio rimane molto basso, poi quattro triple di fila consentono l’allungo alla Raimbow (16-11).
Detto del siparietto all’inizio del secondo quarto, ecco che improvvisamente cambia la dinamica della gara, con i blu che alternando buone azioni da sotto (Antonelli) ad altre dal perimetro (Di Maso, Mongelli e Panebianco)

(nella foto: Sebastiano Panebianco)
fanno i break; la partita sembra indirizzarsi nettamente in favore degli ospiti (che toccano il +8) sino a quando coach Maffia, stranamente, decide di liberare Lomoro dalla morsa in cui era stato costretto sino ad allora, optando per la zona 2-3, che consente ai locali di tornare a respirare.
Arriva l’intervallo sul punteggio di 27-30.
Alla ripresa delle ostilità non cambia il film della partita, coach Macellaio continua ad attingere molto dalla panchina, ottenendo bei contributi di gioco e punti da Laurentaci (due bombe consecutive) e Iacovelli, mentre nei baresi sono ancora Mongelli (che segna, tra l’altro, il 1000simo punto della sua ancor giovane carriera)

(nella foto: Antonello Mongelli)
e Panebianco (autore di ben quattro triple nella serata) a mettersi in mostra; si chiude il parziale con i Bulls ancora avanti: 45-51.
L’ultimo tempo di gara vede i locali subito molto determinati a ricucire il gap, ma i baresi sembrano in grado di contenere il tentativo di rimonta.
Le cose cominciano a cambiare quando la situazione falli comincia a diventare pesante per gli ospiti: Di Maso, Mongelli e Esposito giocano gravati ciascuno di 4 falli; coach Maffia richiama in panca Di Maso, ma dopo un paio di azioni Esposito commette il quinto fallo, la guardia allora rientra in campo ma è giusto un attimo: quinto fallo anche per lui.
Macellaio ora rimanda sul parquet Lomoro per avere il controllo dei minuti finali grazie all’esperienza ed alla tecnica del “vecchio” play, mentre sull’altro fronte, Maffia si affida al giovanissimo Ursi.
I Bulls ora ricorrono al fallo sistematico, ma la Raibow in lunetta è precisissima, Traversa

(nella foto: Davide Traversa)
ne piazza 6 di seguito ed arriva il vantaggio dei locali.
Inizia la battaglia delle panchina, vengono chiamati cinque time-out nel giro di 2’; mancano 16” quando il punteggio è di 69-67, ma questa volta non arriva il time-out.
Mongelli supera la metà campo, avrebbe lo spazio per il tiro da 3 ma preferisce servire Antonelli nell’area pitturata, il passaggio, però, non si completa e Laurentaci si invola a realizzare il canestro del +4 che sembra suggellare la vittoria (e, difatti, così sarà).
I Bulls provano a fermare il cronometro con altri due falli (solo ora arriva l’ultimo time-out ospite), che, però, servono soltanto a rimpinguare di altri due punti il bottino del Valenzano, che, al fischio della sirena, può festeggiare la permanenza conquistata con ben quattro giornate di anticipo rispetto al termine del torneo.
A fine gara coach Maffia non nasconde l’amarezza per la sconfitta: <<Eravamo ad un passo dalla vittoria; purtroppo, però, nei momenti caldi dell’incontro ci è mancato quel pizzico di lucidità, e di serenità, per portare a termine l’impresa>>.
Di tutt’altro tenore la situazione sull’altro fronte, con Macellaio che, nonostante una camicia completamente intrisa di sudore, ostenta una più che lecita soddisfazione: <<Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo, la salvezza. Oggi ho avuto a disposizione tutta la rosa (anche se Lomoro era a corto di allenamenti) e si è visto cosa può fare questa squadra. Se avessimo avuto meno infortuni, avremmo disputato un campionato di media classifica>>.
RAINBOW VALENZANO - BULLS BARI: 73-69 (16-11; 27-30; 45-51; 73-69).
RAINBOW VALENZANO (all. Macellaio) 73: Palladino 6, Iacovelli 7, Roca 11, Mele 1, Lomoro 7, Campanile 11, Laurentaci 13, Traversa 12, Vincotto, De Santis 5.
BULLS BARI (all. Maffia) 69: Lucarelli 6, Di Maso 6, Mongelli 20, Panebianco 13, Banfi, Piccolino, Antonelli 18, Esposito 2, Ursi 2, Musella.
Arbitri: Di Bari di Noicattaro e Todisco di Putignano.
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