
Sono terminati gli scrutini di questa ennesima consultazione elettorale e cerco di fare un’analisi del risultato, sotto ogni punto di vista.
L’Italia dei Valori ha ottenuto 127.865 voti su base regionale, pari al 6%, mentre nelle circoscrizione elettorale di Bari e Provincia ha ottenuto 49.433 voti, pari all’8%; di questi 49.433 voti ben 14.695 sono andati a Giacomo Olivieri, seguito –ma non a ruota- dal secondo più suffragato Lorenzo Nicassio (persona onesta e che stimo profondamente, a cui rinnovo di cuore i miei complimenti per l’ottimo risultato e gli auguri di buon lavoro negli incarichi che si appresta a ricoprire) con 4.044.
La prima considerazione, abbastanza evidente, è che l’IdV ha conseguito l’ottimo risultato nel barese esclusivamente in virtù dell’exploit di Olivieri (che, comunque, era prevedibile, visto che lo stesso puntava esplicitamente al raggiungimento delle 20.000 preferenze) e che, senza questo bottino, si sarebbe allineato al risultato conseguito nelle altre province (6%).
La prova del nove riviene dal fatto che Nicastro, capolista e candidato “ufficiale” del partito, sia pur ottenendo un ottimo successo personale, ha avuto ben 10.651 voti meno di Olivieri.
Ma perché un partito che sembra trovare grande apprezzamento da parte dell’elettorato poi, al momento della verità, non riesce a decollare e si trova costretto a sfruttare le performance dei “cavalli di razza” (ieri Pisicchio oggi Olivieri) che gli si avvicinano, ben sapendo, però, che non si tratta di amore per gli ideali del partito ma di mera opportunità elettorale e brame di successivi incarichi (e la questione Pisicchio dovrebbe insegnarci qualcosa, così come mi è giunta voce che Olivieri si presenti alla gente come il futuro assessore alla sanità della Regione)?
Io sono convinto che l’Italia dei Valori a Bari e provincia (non conosco le altre realtà locali e quindi oltre non mi esprimo), possa tranquillamente raggiungere la soglia del 10%, sol che ci fosse una diversa legge elettorale, del tipo di quella tanto vituperata che regolamenta il voto per la Camera, abolendo, quindi, il voto di preferenza.
Lo so che molti penseranno che stia dicendo un’eresia ma, giorno dopo giorno, mi sto convincendo che il voto “bloccato” di lista sia l’unico modo per ridare vita alla politica, evitando i personalismi e gli arrivismi di vario tipo, riducendo enormemente le spese elettorali che oggi vengono impegnate non al fine di promuovere il partito, ma unicamente per sottrarre voti agli altri candidati del proprio raggruppamento.
Mi sono chiesto, infatti, a quanti comizi siamo stati invitati a partecipare, quante manifestazioni di piazza ha organizzato l’Italia dei Valori, se il partito ha costituito un comitato elettorale centrale di modo da organizzare la campagna per il voto, quanti interventi pubblici sono stati organizzati per diffondere il programma dell’Italia dei Valori?
Niente di tutto questo!
Come si è svolta la campagna elettorale dell’IdV?
I candidati non sono andati a cercare i voti degli indecisi, dei simpatizzanti o di partiti e movimenti affini (ad esempio, i grillini o gli appartenenti alle aree del malcontento) dei disoccupati, dei lavoratori delle periferie messi in cassa integrazione o in disperata attesa della sua concessione, che, pure, avevano avuto il sostegno e l’interessamento dei nostri politici nazionali, ma sono andati nei luoghi in cui già c’erano voti sicuri (nei circoli dei paesi) per accaparrarseli a dispetto della concorrenza interna!
E i soldi, tanti soldi in parecchi casi, come sono stati spesi?
Nella maggior parte dei casi in maniera esageratamente personalizzata, senza cercare di essere un vero traino al partito, ai suoi valori, al suo programma; in un caso, poi , sembrerebbe che si sia spesa una quantità enorme di denaro (si parla di alcune centinaia di migliaia di euro), per di più in maniera imbarazzante se non illecita (mi è giunta voce sicura di biglietti per lo stadio in occasione di Bari-Sampdoria “regalati” in cambio di un voto).
Se lo stesso establishment del partito a pochissimi giorni dalle votazioni ha esplicitamente parlato di voto di scambio da parte di un nostro candidato (mi riferisco al botta e risposta tra Zazzera e Cagnazzo su FaceBook), mi chiedo perché mai il Partito non sia intervenuto e non intervenga con durezza e decisione; ecco, penso che proprio questa impasse nel prendere decisamente posizione contro chi, anche al nostro interno, contravvenga alle regole sia uno degli ostacoli più importanti alla “esplosione” del nostro Partito.
Non vorrei che oggi si ripetesse quanto già visto nei mesi passati con la incerta, contraddittoria e controproducente gestione del caso Pisicchio (ricordo, per chi non lo sapesse o non ne avesse memoria, che Pisicchio si trova ancora oggi ad essere Vice-Sindaco in quota IdV nonostante ne fosse ormai uscito, in pratica, dal giorno dopo la proclamazione degli eletti al Comune di Bari).
E poi, mi sembra così assurdo che una campagna elettorale costi, in totale per ciascuna regione, alcuni milioni di euro quando poi non si trovano soldi per aiutare le aziende in crisi, per realizzare alloggi di edilizia pubblica, per la solidarietà sociale, per l’abbattimento delle barriere architettoniche, per gli sport minori.
Allora, e ritorno al punto focale dei miei pensieri post-elettorali, mi chiedo (e mi piacerebbe conoscere il pensiero di chi mi legge): non sarebbe meglio abolire il voto di preferenza, delegando ai partiti l’organizzazione della lista, e quindi impostare le campagne elettorali solo sui programmi e sulle ideologie, mettendo fine a questo disgustoso elemosinare, mercanteggiare, comprare, i voti?
Io ne sono convinto e sono convinto che pensarlo non sia un’eresia!
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