
Cosa dire di un Congresso atteso per mesi ma che, una volta concretizzato, mi ha lasciato con l’amaro in bocca e la tristezza nell’anima?
In qualità di delegato, mi ero mosso all’indirizzo di Roma ricco di belle speranze e di propositi importanti, avevo sottoscritto svariate mozioni, tutte volte a dare una maggiore democrazia all’interno del partito, con una esplicita richiesta di far cessare il verticismo e dare maggiore rilevanza alla volontà della base.
Anche il fatto che il viaggio, il vitto e l’alloggio fosse a spese (per ci più, anticipate) dei delegati non mi aveva intristito più di tanto, perché tanto stavo andando al Congresso che avrebbe creato il Partito Nuovo per un’Italia Nuova].
Il venerdì è andato tutto come previsto, l’accredito, le prime fasi congressuali, l’intervento del candidato “alternativo” alla presidenza, l’On. Barbato; improvvisamente, capisco che qualcosa non va per il verso giusto perché i firmatari della mozione “La Base” chiamano a raccolta tutti i sottoscrittori perché le firme mandate via fax (come da regolamento), a detta della presidenza, non andavano bene, bisognava rifirmare i moduli in originale !!!…
Firmo, torno in sala e mi rendo conto di un’anomalia: il candidato presidente Di Pietro interviene quando vuole lui (praticamente è sempre con il microfono in mano, sul palco) e si comporta come se fosse egli il Presidente dell’Assemblea (contro la regola secondo cui il Presidente dell’Assemblea non può essere uno dei candidati e quella che i candidati devono avere lo stesso spazio e lo stesso minutaggio al microfono e sul palco).
Comunque gli interventi dell’On. Di Pietro sono sempre interessanti e riescono a catturare l’attenzione della platea.
Terminata la giornata, riceviamo un altro bel regalo dall’organizzazione: la cena, da noi pagata anticipatamente, si risolve in un buffet (anche abbastanza francescano, nella sostanza ma non nel costo).
Il sabato mattina inizia come meglio non poteva, ormai sono arrivati quasi tutti i delegati, si respira un’aria euforica; arrivano in visita esponenti di altri partiti, Bersani e Vendola su tutti, anzi Niki ancor di più, capace di provocare un vero e proprio boato frutto dell’entusiasmo dell’intera sala (ndr.: ma solo noi non avevamo ancora capito quanto fosse apprezzato, per non dire amato, il nostro caro Vendola?).
La mattina fila liscia come l’olio, tra cronisti che corrono, flash che illuminano a giorno ogni angolo, security e staff in pieno affanno ma con il presidente Di Pietro, infaticabilmente in piedi sul palco e pronto ad intervenire praticamente sempre, che sfoggia un sorriso che più splendente non si può.
Alla ripresa dei lavori c’è stato subito l’intervento del candidato presidente alla regione Campania, De Luca, al quale non ho assistito (e devo dire, fortunatamente, visto che non avrei digerito affatto l’entusiasmo e gli applausi che i presenti gli hanno riservato).
Ma è in questo preciso momento che inizia il lato veramente negativo del Congresso: dal tavolo giunge l’intimazione a non usare simboli diversi da quelli del Partito (e infatti nell’antisala viene imposto a quelli de La Base di far “sparire” il loro striscione); perche’?
Prende la parola, more solito, l’On. Di Pietro per dire che sono state depositate ben 28 mozioni e che, per evitare perdite di tempo sono state praticamente riassunte in quella presentata da Pancho Pardi (SIC! Da chi sono state riassunte? E i promotori sono d’accordo? Per quello che mi risulta, NO!.
Come?
Le mozioni non vengono presentate dai firmatari?
Le mozioni vengono riassunte dall’on. Di Pietro?
L’on. Di Pietro decide quali mozioni possono essere votate e quali no?
L’on. Di Pietro puo’ impedire ad un firmatario di chiarire la sua mozione?
L’on. Di Pietro puo’ permettersi di commentare le mozioni spingendo i delegati ad esprimere il voto da lui indicato?
Ma dove siamo andati a finire, qui sta morendo la democrazia!
Ecco un esempio esaustivo di quanto accaduto: l’On. Pardi sale sul palco ed insiste che venga messa ai voti la sua mozione (familismo, cumulo d'incarichi, ecc), ma l’On. Di Pietro ribatte che “se pure è giusto come principio il rispetto delle regole, ma è anche necessarie che ci siano ke opportune deroghe... Quindi … approviamo le richieste di Pardi con le deroghe proposte da me ?" … La mozione è approvata all’unanimità!
Mentre i delegati presenti in sala continuano a votare secondo le indicazioni del Presidente, fuori trovo quei pochi delegati che si rifiutano di partecipare a questa situazione paradossale e colgo alcuni commenti, bisbigliati anche con un pizzico di timore: “… siamo in dittatura … Di Pietro sta manipolando le mozioni dei delegati … ma che siamo venuti a fare, tanto ha deciso tutto lui …”
Conclusa la votazione sulle mozioni, si è passati allo spoglio delle schede per l’elezione della Coordinatrice Nazionale delle Donne; l’unica candidata in lizza, con grande correttezza, annuncia che avrebbe accettato l’investitura solo se avesse ottenuto la maggioranza dei voti.
Ma, incredibilmente, accade l’inaspettato: su circa 700 aventi diritto al voto, votano solo in 173, di cui solo 82 favorevoli e ben 91 sono le schede bianche e nulle; in sostanza sembra che le donne dell’IdV abbiano inteso sollevarsi contro una votazione di tipo bulgaro!
Si passa quindi alla proclamazione del Coordinatore Nazionale dei Giovani, e qui, altra sorpresa, in quanto la candidata sponsorizzata dall’On. Di Pietro si piazza all’ultimo posto, mentre il vincitore della contesa è Rudi Russo (che, secondo voci di corridoio, pare non stia proprio simpatico al nostro Presidente … che, infatti, sul palco non è apparso proprio raggiante al momento della lettura del risultato dello spoglio).
Per quel che mi riguarda, il Congresso è terminato qui, perché già girava voce che il giorno dopo non si sarebbe più votato, in quanto l’On. Di Pietro sarebbe stato acclamato Presidente.
Concludendo, resta solo l’amarezza di aver compreso che nell’Italia dei Valori non c’è democrazia (e non ci sarà almeno sino al 2013), che la volontà della base non conta proprio nulla, che dobbiamo sottostare ad un atteggiamento paternalistico, quasi dogmatico.
Ma io non mi metto da parte, voglio continuare a sperare che si possa fare davvero una politica nuova ed onesta, per cui continuerò a restare in contatto con le decine e decine di amici, sparsi in tutt’Italia, che ho avuto il piacere di conoscere e che la pensano esattamente come me.
E allora aspetto con ansia i prossimi congressi locali, per cercare di ripristinare la dialettica democratica all’interno del partito e per avere, una volta per tutte, risposta ad alcune domande:
- Che fine hanno fatto i contributi elettorali?
- Perché dobbiamo continuare ad ospitare (e a candidare) i reietti della politica?
- Perché dovremmo accettare un’alleanza con l’UDC che nessuno di noi vuole?
- Perché dovremmo confluire in futuro nel PD?
E da adesso, pretendo e pretenderò che lo Statuto venga sempre rispettato.
Da tutti!
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