BASKET/Serie D. Decimo turno. 



Il basket barese sempre più in crisi di gioco e di risultati



BARI- Ancora un en-plein di sconfitte per le quattro formazioni baresi, che, per di più, hanno completamente perso il filo del gioco e si fanno mettere sotto anche da avversarie di valore molto modesto.

I risultati parlano chiaro, visto che il Rainbow Valenzano che torna dalla trasferta di Lucera con il pesantissimo passivo di -45 (87-42), i Bulls vengono massacrati dal Molfetta (72-48), la Cestistica ne prende 26 dal Bisceglie (68-42), e non è da meno la Don Bosco che viene battuta dal Corato con un perentorio 77-58.

Ormai ogni week-end sembra essersi trasformato in una via crucis, dove ogni stazione racconta sempre una brutta sconfitta, con ogni formazione barese che scende in campo ormai senza nerbo, senza costrutto, incapace di venire fuori dalla situazione negativa.

Quanto si sta verificando è l’ennesima riprova che dalle nostre parti manca una seria programmazione, capace di mettere su squadre capaci di rappresentare degnamente la Città e di regalare soddisfazioni ai tifosi.

Invece, anno dopo anno e, quindi, anche quest’anno sullo spartito c’è scritta sempre la solita musica, oltretutto suonata sempre dagli stessi musicisti che, però, evidentemente, hanno dimostrato e dimostrano di essere incapaci di andare oltre uno striminzito giro di do …

Ma, insomma, è proprio così difficile capire che le squadre sono state costruite male, che ci sono troppi giocatori tutti uguali e nello stesso ruolo, che mancano i lunghi (perché nessuno insegna a giocare sotto canestro, preferendo sempre e soltanto il tiro da fuori) ed i play-maker (a meno che non si voglia considerare play-maker quello che, essendo il più basso di tutti, ha deciso che il suo ruolo consiste nel prendere la palla, correre come un pazzo per superare la linea di metà campo e poi, non sapendo proprio che altro fare, andare a cercare la penetrazione nel bel mezzo della difesa avversaria, tentando un sottomano che, però, quasi sempre si trasforma in una stoppata o in una palla persa)?

Per non parlare poi dell’assoluta mancanza di motivazione, perché, oltre al fatto di dover giocare sempre e soltanto per conquistare la salvezza, i nostri ragazzi, a differenza di tutti (ma proprio tutti) quelli che giocano nelle altre squadre, non percepiscono nemmeno il becco di un rimborso spese, non ricevono neanche le scarpe per giocare, non ricevono nemmeno un premio partita e men che meno un regalo a Natale e, spesso, mettono anche a disposizione la propria macchina per le trasferte; in compenso, sostengono tre allenamenti la settimana, accettano senza condizioni le scelte tecnico-tattiche dei loro allenatori, danno sempre l’anima in quello che fanno, e spesso vengono trattati male (e, in alcuni casi, dire male è davvero poco) da allenatori e dirigenti capaci di pretendere sempre tutto e di più.

Ed allora, poi, non ci lamentiamo se i palazzetti sono sempre più vuoti.

(Pubblicato sul Quotidiano di Bari il 2 dicembre 2009)


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