
BARI- Ieri mattina ci ha lasciato Franco Mattia, grande uomo di pallacanestro, uno dei veterani tra i nostri allenatori, nelle cui vene scorrevano insieme sangue e basket, che ha dedicato l’intera sua esistenza all’amore sviscerato, indescrivibile, assoluto per questo meraviglioso nostro sport.
Quando i suoi Bulls scenderanno in campo, non troveranno più seduto in panchina (o al tavolo affianco agli ufficiali di campo) il buon Franco, sempre pronto ad incitarli, a suggerire un movimento, uno schema, sempre sanguigno nel rapportarsi agli arbitri, con i quali ingaggiava un personalissimo duello che iniziava con la palla a due e si concludeva solo al fischio della sirena.
Vogliamo ricordare che Franco Maffia ha visto nascere, ha contribuito a far crescere, centinaia di piccoli cestisti, e di questi molti, grazie a lui, sono diventati giocatori con la g maiuscola, alcuni sono riusciti a diventare anche campioni, ma tutti, proprio tutti, anche quelli che non hanno mai sfondato, gli si sono affezionati ed oggi ne piangono la scomparsa (e tra questi, siamo sicuri, anche l’attuale Sindaco, Michele Emiliano).
Franco ha dedicato tutti i momenti che riusciva a strappare al lavoro ed alla famiglia all’insegnamento del basket, dapprima –e per tanti anni- nel glorioso palazzetto del CUS dove, insieme ad un altro grande uomo, Enzo Patella, contribuì a far nascere il primo grande progetto per lo sviluppo della pallacanestro barese e poi, dopo il doloroso, soffertissimo (ma definitivo ed ancora oggi per molti versi da spiegare) strappo con gli universitari, nelle palestre che i Bulls (società fondata insieme al figlio d’arte Aldo) riuscivano a reperire con grandissima difficoltà.
Allora eccolo operare nella palestra di via Babudri della scuola Levi, togliendo dalla strada i ragazzi –specie quelli difficili- del quartiere Libertà e regalando la possibilità di una crescita sociale oltre che sportiva, eccolo prendere la decisione di andare a giocare nella periferia più povera e disagiata, scegliendo come campo di gioco il PalaS.Paolo.
E che gioia nel settembre del 2009, quando, finalmente, il Comune di Bari mette a disposizione dei Bulls il glorioso PalaMartino (la famosissima palestra ex-GIL), culla bel basket barese nel dopoguerra; bisognava vederlo, Franco Maffia, quando accoglieva con grande entusiasmo e cordialità il pubblico sul marciapiede di via Napoli, quando, orgoglioso, osservava gli ospiti guardare con stupefatta ammirazione le fattezze della “bomboniera” che li accoglieva.
La partita della sua vita stava volgendo al termine, allora ha chiamato l’ultimo time-out, ha regalato i suoi ultimi consigli (“mi raccomando ci vuole sempre un buon play ed un buon centro, altrimenti non si vince … in difesa dovete stare attenti e concentrati perché è da una palla rubata che parte il migliore attacco”); poi, l’ultimo quarto è terminato con il fischio assordante e malinconico dell’ultima sirena, il tabellone segna che Franco ha vinto anche questa volta e, dopo aver salutato gli arbitri, il pubblico, la squadra avversaria ed infine con un abbraccio uno per uno i suoi giocatori di tutta una vita, è andato per sempre negli spogliatoi.
Ciao Franco, Maestro di Sport.
Pubblicato su Il Quotidiano di Bari il 13 febbraio 2011
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(nella foto: Luca Ciocca)
BARI- E’ partita la nuova stagione cestistica, che vede sei squadre baresi impegnate nei rispettivi campionati maschili: CUS in B dilettanti, Adria in C regionale, Angiulli, Arx, Bulls e Don Bosco in serie D.
Il week-end si è concluso con un bilancio abbastanza negativo, con solo due vittorie all’attivo e ben quattro sconfitte, anche se c’è da evidenziare che l’Angiulli è stata battuta dalla Don Bosco nel primo derby del campionato.
Il CUS si è arreso al Capo d’Orlando (84-61) e, probabilmente, tante altre volte si dovrà arrendere ad avversari che, sulla carta, appaiono più forti del sodalizio barese, anche se le speranze di raggiungere la salvezza potranno essere sicuramente coltivate sino alla fine.
Dopo anni di attesa, finalmente quest’anno la Società ha deciso di puntare su giocatori locali (o delle immediate vicinanze), abbandonando la inutile ricerca di mercenari venuti (salvo qualche rara eccezione, vedasi Corvino e, forse, Conti) a raggranellare un po’ di denaro senza dare alcun contributo alla crescita del basket locale; resta il rammarico, però, che la scelta non pare sia venuta da un cambio di indirizzo dal punta di vista tecnico, ma che sia stata originata esclusivamente da una situazione economica molto difficile.
Comunque, è con vero piacere che assistiamo al ritorno nel palazzetto del Lungomare Starita dei vari Roberto Cancellieri, Luca Ciocca (nella foto), Antonio De Feo, troppo presto ripudiati nel recente passato.
L’Adria dei ragazzini, ha perso la sua seconda partita consecutiva, questa volta tra le mura amiche per mano del S. Vito (66-78).
E’ una squadra che suscita simpatia, proprio perché composta esclusivamente da under 19; peccato, però, che quasi tutti provengano da Corato e, ad aggiungere le nostre perplessità, che –per una indecifrabile scelta della dirigenza- sarà costretta a lottare per la salvezza mentre avrebbe potuto disputare un più che dignitoso campionato di serie D al quale partecipa, invece, la Don Bosco (seconda squadra del Gruppo), composta dai giocatori che nella passata stagione avevano sfiorato la promozione in serie C dilettanti e che quest’anno avrebbe potuto certamente compiere il grande salto.
Che strana strategia è questa dal punto di vista dei risultati? E poi, a che serve costringere i ragazzini a subire una serie di sconfitte mentre contestualmente giocatori avvezzi alle serie superiori vengono costretti a giocare in serie D? Si crede che così possa crescere il nostro movimento cestistico?
Comunque, al momento annotiamo che il derby tra Don Bosco ed Angiulli è stato vinto (71-53) da Lupelli & C. (e qui torniamo per un attimo al discorso sopra accennato sui giocatori ripudiati dal CUS), che l’Arx (che orgogliosamente ha mantenuto integralmente l’assetto che l’ha portata a vincere il campionato di Promozione) ha perso ad Altamura con un punteggio molto basso (44-43) e che, infine, i Bulls hanno regolato con un pizzico di cattiveria il Corato (praticamente un under 17) con un punteggio che non ammette repliche (98-37).
Pubblicato su Il Quotidiano di Bari il 5 ottobre 2010
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Bari, lì 09 settembre 2010
Al
Commissario Cittadino Bari dell’IdV
Domenico Guido
e, p.c. Al
Presidente dell’IdV
Antonio Di Pietro
e, p.c. Al
Responsabile dell’Ufficio UNO dell’IdV
Ivan Rota
e, p.c. Al
Coordinatore Regionale Puglia dell’IdV
Pierfelice Zazzera
e, p.c. Al
Coordinatore Provinciale Bari dell’IdV
Giacinto Forte
Oggetto: CONGRESSO CITTADINO DI BARI: contestazione in merito alla mancata convocazione
Sino a questo momento il Commissario Cittadino di Bari non solo non ha inoltrato richiesta al Coordinatore Provinciale per la indizione del Congresso Cittadino, nonostante esplicita richiesta telefonica, ma si è financo rifiutato di motivare tale suo comportamento omissivo, invitandomi a rivolgermi agli Organi del Partito all’uopo esistenti nel caso in cui avessi ravvisato l’esistenza di violazioni statutarie e/o regolamentari.
In particolare, il Commissario Guido mi ha comunicato, nel corso del colloquio telefonico, di avere “tempo addietro” indirizzato la richiesta di convocazione del Congresso Cittadino all’On. Ivan Rota, responsabile dell’Ufficio UNO, in quanto, in quel momento, non “c’era” il Coordinatore Provinciale.
Ebbene, tale affermazione del predetto manifesta la mancata conoscenza, da parte di Guido, delle regole e delle situazioni del nostro Partito (art. 2, co. 2, delle Regole Congressuali Generali dell’IdV: “La data dei congressi cittadini è fissata dal COORDINATORE PROVINCIALE, sentito il Coordinatore Regionale e in accordo con l’Ufficio UNO (in ogni caso nei tempi stabiliti al punto 1.1.1), in quanto, sino all’elezione dell’attuale Coordinatore Provinciale Giacinto Forte (avvenuta il 24 luglio 2010), era regolarmente in carica il Commissario Provinciale nella persona dell’On Pierfelice Zazzera, per cui Guido avrebbe dovuto inoltrare a lui la richiesta di svolgimento del Congresso Cittadino; inoltre, e per di più, dal 24 luglio ad oggi ci sarebbe stato tutto il tempo (circa un mese e mezzo) per inoltrare al Coordinatore Provinciale democraticamente eletto, Forte, la richiesta di indizione del Congresso Cittadino.
Ricordo che, secondo l’art. 1 delle Regole Congressuali Generali dell’IdV, pubblicato sul sito internet del Partito, “I congressi territori alidi Italia dei Valori si terranno a partire dal 15 maggio 2010 e si concluderanno, INDEROGABILMENTE, entro il 15 ottobre 2010 secondo il seguente calendario: - congressi CITTADINI e provinciali: dal 15 maggio al 30 luglio 2010 …”; pertanto, ci troviamo di fronte ad una palese violazione delle regole del nostro Partito, posta in essere inequivocabilmente dal Commissario Cittadino Guido.
Pertanto,
al Commissario Cittadino Guido la grave violazione dei principi, delle norme e delle regole dell’IdV e la conseguente deplorevole limitazione del diritto dei tesserati della Città di Bari di contribuire alla creazione di un legittimo e democratico Coordinamento Cittadino, e quindi,
l’immediato intervento delle Autorità del Partito dell’Italia dei Valori, alle quali la presente viene inoltrata per opportuna conoscenza, al fine di far cessare questa incresciosa situazione e di far svolgere il Congresso Cittadino di Bari nella data del 26 settembre 2010, così come all’unanimità deciso dall’ultimo Coordinamento Cittadino svoltosi ormai quasi due mesi addietro.
In attesa di un cortese cenno di riscontro, distintamente saluto.
Francesco Mongelli
(Segretario del Circolo IdV “Rosario Livatino – Bari”)
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( 3 / 439 )BARI- Finisce con una bella (ma inutile) vittoria l’agosto barese dedicato all’ItalBasket, che ci ha permesso di vivere quattro sfide di altissimo livello nelle quali la nostra Nazionale, a parte la gara d’esordio, non ha mai sfigurato.
Non solo, ma queste quattro partite hanno consentito al pubblico barese di poter vedere da vicino, in alcuni casi anche toccare, un giocatore eccezionale sia nel fisico che nelle doti tecniche, un giocatore capace di fare letteralmente impazzire gli avversari che si alternano nella sua marcatura, un giocatore capace di segnare 34 punti al Montenegro (e mica ad una squadra di piccola caratura!) e che avrebbe segnato ancora di più se solo avesse avuto un compagno di reparto capace di tenere su di sé almeno uno dei lunghi montenegrini.
Stiamo parlando di Andrea Bargnani, un vero e proprio fuoriclasse, un campione, che –tra l’altro- non se la mena ma è disponibile con i tifosi, che si fa pazientemente fotografare da e con tutti, che non alza mai la voce con i compagni meno dotati, che si sacrifica per la squadra (ricordiamo che da noi gioca da 5, mentre in NBA il suo ruolo è 4), che prende botte senza lamentarsi mai, che esulta ancora come un bambino dopo una giocata eccezionale, che trascina la sua squadra verso la vittoria contro la capolista del girone.
Il giocatore con la maglia n.7 ha regalato momenti di basket sublime al pubblico accorso al PalaFlorio per la supersfida contro il fortissimo Montenegro, che ha mostrato di gradire le giocate del Mago applaudendolo a scena aperta e dedicandogli anche una standing ovation.
Peccato che, per il resto, l’ItalBasket è davvero poca cosa, anche se nell’ultima gara Maestranzi ha disputato una prova eccellente, ma è ancora troppo discontinuo e falloso; Belinelli non è mai entrato in partita, giocando molto al di sotto delle sue possibilità, come dicono i due tiri che sono andati a finire alla destra del canestro senza neanche aver toccato il ferro.
Il resto non c’è, specie in attacco, come dimostra il fatto che, tolti i punti realizzati da Bargnani e da Maestranzi, gli altri nove giocatori impiegati hanno messo a segno in totale la miseria di 20 punti.
Comunque, festa doveva essere e festa è stata, 5000 tifosi hanno urlato a squarciagola “Italia Italia” per oltre due ore, la Federazione regionale ha fatto la sua bella figura organizzando davvero molto bene una manifestazione importante e complessa nel periodo più caldo (in tutti i sensi) dell’anno, anche il Sindaco Emiliano ha avuto modo di fare passerella (anche se è stato l’unico a raccogliere oltre agli applausi anche un bel po’ di fischi), il PalaFlorio bellissimo e in grande spolvero ha riaperto i propri battenti per l’occasione dopo anni di chiusura, di sequestri giudiziari e quant’altro.
Ora tutto è finito, ma non è detto: nel 2011 la Federazione darà il via ad un nuovo campionato (che sarà il terzo per importanza) e concederà una wild card alla città capoluogo di regione che non hanno squadre iscritte ai primi due campionati; Bari sembra essere in cima alla graduatoria delle città aventi diritto alla wild card, per cui potrebbe bastare davvero poco perché venga ammessa nell’Olimpo della pallacanestro nazionale.
Ora tocca ai dirigenti, agli sponsor ed agli appassionati locali lavorare per evitare che il sogno svanisca; per il momento diciamo che il palazzetto e pronto, i tifosi pure, per il resto si vedrà.
ITALIA - MONTENEGRO: 72-71 (12-17; 32-34; 60-56; 72-71).
ITALIA (all. Pianegiani) 72: Giachetti, Mancinelli, Bargnani 34, Mordente, Crosariol 5, Ress 4, Gigli 3, Vitali n.e., Aradori, Belinelli 6, Maestranzi 18, Carraretto 2.
MONTENEGRO (all. Vujosevic) 71: Dasic 2, Jeretin 12, Sehovic 1, Bjelica, Borisov 7, Golubovic, Cook 18, Vranes, Drobnjac 9, Pekovic 18, Dragicevic 2, Mihailovic 2.
Arbitri: Maestre (FRA), Perez (ESP), Javor (SLO).
(Pubblicato su Il Quotidiano di Bari il 28 agosto 2010)
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( 3 / 477 )BARI- Comincia male l’avventura barese della Nazionale di basket, costretta ad arrendersi ad un Israele dimostratosi molto forte, che ha chiuso la prima uscita del torneo di qualificazione agli Europei con i due punti in tasca.
Non è bastato l’entusiasmo dei tifosi, accorsi a riempire le tribune del PalaFlorio completamento rinnovato e riaperto (finalmente) per l’occasione, a trascinare gli Azzurri alla vittoria, perché, a parte la stratosferica coppia Bargnani-Bellinelli, oggi l’ItalBasket appare veramente poca cosa e coach Pianegiani avrà un bel da fare per dare un’identità a questa squadra.
Il palazzetto dello sport più grande della Puglia, dopo anni di chiusura, è dunque pronto ad ospitare il primo evento della sua rinascita, e che evento; l’organizzazione dell’esordio è resa maggiormente impegnativa dalla presenza di Israele, sempre a rischio di attentati, e, dunque, lo stato di allerta è al massimo grado.
Controlli minuziosi agli ingressi rallentano l’afflusso dei tifosi, che, comunque, pazientemente collaborano alle operazioni di sicurezza e, proprio al momento della palla a due, l’impianto è pieno in ogni ordine di posto; il parquet, nuovo di zecca, è costantemente illuminato dai flashes delle fotocamere costantemente pronto ad immortalare i propri beniamini.
Quando viene eseguito l’inno nazionale israelita spuntano sul secondo anello alle spalle della panchina italiana due bandiere palestinesi, mentre una quindicina di persone gridano qualcosa (che, però, risulta incomprensibile); pronto l’intervento degli uomini della sicurezza, che si avvicinano al gruppetto e controllano che non accadano incidenti (cosa che, in effetti, non avviene).
Inizia la sfida e, dopo i primi tre punti ospiti, gli Azzurri piazzano il primo break della serata (10-0) frutto delle iniziative di Bargnani, Belinelli e Maestranzi; il pubblico (che letteralmente si scatena) va in visibilio e già pensa ad una serata estremamente positiva.
Ma non sarà così, perché il resto della squadra dimostra di non avere né punti nelle mani (Vitali risulterà il miglior realizzatore con 6 punti!), né di saper prendere quelle iniziative prepotenti che la coppia di “americani” stà mostrando, né di poter tenere gli avversari nella marcatura individuale; inoltre, quando la palla non è nella mani della formidabile coppia o quando questa viene richiamata in panchina, il gioco italiano è stucchevolmente lento, sempre perimetrale, prevedibile ed impreciso.
E allora ecco che gli ospiti pian pianino prendono in pugno la partita, si riportano sul +1 proprio in chiusura del primo quarto e in quello successivo costruiscono il vantaggio con il quale termineranno l’incontro.
Resta da dire che Israele è una formazione di ottimo livello, in grado di schierare la colonna dorsale della squadra, l’asse play-pivot, composta da Naimy-Bluthenthal, di una caratura davvero eccezionale, coadiuvata, per di più, da esterni di tutto rispetto (Burstein, Casspi e Pnini su tutti).
Il girone (un vero e proprio tour de force) prevede domani la trasferta in Lettonia e domenica prossima, sempre al PalaFlorio alle 20,30, la sfida contro la Finlandia.
ITALIA - ISRAELE: 71-79 (19-20; 33-45; 55-67; 71-79).
ITALIA (all. Pianegiani) 71: Bargnani 20, Poeta n.e., Mordente 4, Crosariol 2, Datome 2, Ress, Gigli 5, Vitali 6, Aradori 5, Belinelli 20, Maestranzi 5, Carraretto 2.
ISRAELE (all. Shivek) 79: Limonad, Ohayon 3, Naimy 10, Bluthental 10, Pnini 9, Casspi 9, Burstein 6, Eliyahu, Halperin 16, Kadir, Green 9, Kokia 7.
Arbitri: Arteaga (ESP), Belosevic (SRB), Chambon (FRA).
(Pubblicato su Il Quotidiano di Bari il 4 agosto 2010)
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