
Ma che razza di uomini politici siamo costretti a sopportare?
E’ mai possibile che un Ministro della Repubblica venga quasi alle alle mani con un cittadino?
E’ mai possibile continuare a sopportare l’ inciviltà di questi personaggi?
E’ mai possibile che non ci sia un limite all'indecenza ?
Io dico: NO
E’ giunto il momento di dire BASTA!
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Bari, lì 10 marzo 2010
Al
Presidente dell’IdV
Antonio Di Pietro
Al
Tesoriere Nazionale dell’IdV
Silvana Mura
Al
Responsabile Nazionale Organizzazione dell’IdV
Ivan Rota
A
Mario De Luca
Responsabile Sezione Dipartimentale Disabili dell’IdV
Al
Coordinatore Regionale Puglia dell’IdV
Pierfelice Zazzera
Al
Tesoriere Regionale Puglia dell’IdV
Giovanni Di Turi
Al
Commissario Provinciale Bari dell’IdV
Pierfelice Zazzera
Al
Commissario Cittadino Bari dell’IdV
Domenico Guido
Oggetto: L’IdV non consente ai disabili la effettiva partecipazione alla vita politica
Mi trovo costretto ad indirizzare a tutti Voi la presente per evidenziare la situazione della Sede regionale dell’IdV a Bari, completamente inaccessibile ad un disabile in carrozzina.
Infatti, per accederVi bisogna superare un gradino posto in corrispondenza del portone, poi ci sono altri cinque gradini che portano al livello dell’ascensore che, però, è di misura talmente ridotta da non permettermi di entrare con la mia carrozzina e, allora, bisogna salire a piedi ben due rampe di scale; il risultato è che in occasione delle riunioni e degli incontri organizzati sulla Sede, devo essere portato (e poi riportato giù) di peso da ben quattro volontari.
Mi sono lamentato sin da subito della questione, anche perché ritengo che la partecipazione alla vita politica di un partito non si svolga solo in occasione delle riunioni ufficiali, ma nella quotidianità della frequentazione della Sede e ciò mi viene assolutamente precluso sia perché non sempre si possono trovare quattro persone disponibili (e fisicamente dotate), sia perché non ritengo dignitoso che una persona che, pur colpita da un importante handicap, ha sempre lottato per rivendicare la propria autonomia e la propria indipendenza debba ora ritrovarsi ad elemosinare un aiuto per essere portato di peso sino al primo piano!
La risposta, è sempre stata che la Sede era stata presa in locazione da poco tempo e che i costi di un nuovo trasloco sarebbero stati eccessivi, visto anche che in cassa non ci sono soldi.
Ebbene, dopo ormai un anno dal mio ingresso nell’IdV, devo dire che questa spiegazione non è più sufficiente, né ulteriormente tollerabile, perché credo che un Partito abbia il dovere di consentire a tutti l’ingresso nei propri spazi, anche e proprio al fine di radicarsi sempre più nel territorio; in questo caso, invece, si esclude a priori la possibilità di adesione di un gran numero di persone che, giunte di fronte al portone e viste le barriere architettoniche presenti, potrebbe rinunziare a offrire la propria partecipazione.
Ma non è tutto, perché proprio ieri sera, in occasione di una riunione organizzata dal Coordinatore Cittadino, Domenico Guido, si è palesato un altro grave problema: avendo necessità di soddisfare un bisogno corporale, mi sono recato presso i bagni; ovviamente non ce n’era neanche uno attrezzato per i disabili ed allora, scartando a priori –ovviamente- quello riservato agli uomini (evidentemente sempre troppo sporchi per chi, come me, deve mettere le mani anche sulla tazza!), mi avvio a quello riservato alle donne e scopro non solo che c’è un gradino ma anche che, se anche mi fossi fatto aiutare a superare l’ostacolo, le ruote della carrozzina avrebbero impedito la chiusura della porta (che, è bene dirlo, affaccia proprio sull’ingresso dell’appartamento, quindi in un luogo di continuo passaggio).
Ora, chiedo a tutti Voi se riteniate ulteriormente sostenibile da parte mia questa indecorosa situazione e spero che la risposta sia negativa; pertanto
che nel più breve tempo possibile, e comunque prima dello svolgimento dei prossimi congressi locali mi sia consentita la piena ed autonoma fruibilità ed agibilità della Sede regionale dell’IdV.
In attesa di un cortese cenno di riscontro, distintamente saluto.
(Segretario del Circolo IdV “Rosario Livatino – Bari”)
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(ma facciamo finta di non accorgercene)
In un primo momento non ero interessato a quello che si stava verificando in Lazio e in Lombardia a proposito della irregolare, o mancata, o tardiva, presentazione delle liste elettorali del PDL o di listini a questo abbinati, e poi a proposito dei vari ricorsi giudiziari conseguenti tali esclusioni.
Quello che si è verificato in seguito, però, mi costringe ad approfondire l’analisi di quanto accaduto, alla luce anche della superificialità delle posizioni di molti esponenti politici, anche di primo piano.
Allora, vediamo i punti salienti della questione:
Il PDL deve essere riammesso perché altrimenti milioni di italiani si vedrebbero privare del loro diritto al voto?
Come al solito, la destra ribalta la situazione a suo uso e consumo: nel caso in questione non sono gli elettori ad essere esclusi dal voto, bensì solo il PDL (o “listini” a questo legati); cosa c’entra il sacrosante, inviolabile, diritto di voto con la presentazione di questa o quella lista?
In caso di assenza dei candidati del PDL l’elettorato avrebbe potuto scegliere tra i candidati degli altri partiti.
Diversamente, ci chiediamo, perché mai è stata regolamentata dettagliatamente la presentazione delle lista, perché mai sono state previste le firme dei presentatori di lista, perché mai è stato previsto un termine per il deposito delle liste, se poi tutto può essere tranquillamente superato, evaso, sol perché è stata esclusa la lista del partito che sta al governo, esclusione dovuta esclusivamente per fatto e colpa di rappresentanti, funzionari e collaboratori proprio di quel partito?
Come si vede, siamo di fronte ad un ennesimo travisamento della realtà, con ribaltamento delle responsabilità ed alla solita soluzione adottata dal Governo pro domo sua!
Si può modificare una legge (elettorale) proprio nel momento in cui questa sta esplicando la sua operatività?
La scelta di intervenire con un decreto sulla operatività di una legge nel pieno corso della sua applicazione, oltre ad essere in contrasto con la coscienza di qualsiasi persona di buon senso, si scontra contro qualsiasi principio giuridico di uno Stato democratico, perché le regole del vivere civile devono essere rispettate non solo quando ci fanno comodo ma, ancor più, quando ci potrebbero portare danno.
Anche in questo caso, come ormai il nostro Governo fa da anni, si è deciso di effettuare un intervento legislativo ad personam, con l’arroganza di averne il mano il potere, infischiandosene delle fondamenta della vita democratica.
E’ accettabile che il Capo del Governo ancora una volta possa accusare i propri avversari di essere violenti e antidemocratici sol perché continuano a chiedere il rispetto delle regole e della Costituzione?
Il Premier continua nella sua mistificazione di ogni attività politica e, sfruttando a piene mani il suo potere mass-mediatico, tenta per l’ennesima volta di ribaltare la situazione: anzi che prendere a calci nel sedere i suoi collaboratori che, in virtù della loro incompetenza, hanno creato questa situazione, ricomincia con la solita solfa, accusando i suoi avversari politici di tutto e di più …
Lui che ha minacciato di scendere in piazza per sollevare milioni di elettori contro le sentenze dei Tribunali, ora accusa le opposizioni di essere antidemocratiche nel momento in cui protestano legittimamente contro il decreto salva-liste.
E quel che è peggio, è che tutti i media accolgono le lamentele del Presidente del Consiglio e se ne fanno, quindi, portavoce.
Insomma, mi chiedo, cosa distingue uno Stato totalitario da uno democratico?
Ecco la definizione che si può trovare si wikipedia:
La dittatura è una forma autoritaria di governo in cui il potere è accentrato in un solo organo, se non addirittura nelle mani del solo dittatore, non limitato da leggi, costituzioni, o altri fattori politici e sociali interni allo Stato.
In senso lato, dittatura ha quindi il significato di predominio assoluto e perlopiù incontrastabile di chi o di un ristretto gruppo di persone detentore di un potere imposto con la forza (o, come penso io, con l’inganno mediatico).
In questo senso la dittatura coincide spesso con l'autoritarismo e con il totalitarismo.
Sua caratteristica è anche la negazione della libertà di espressione e di stampa[/] (cos’altro è la chiusura in periodo elettorale delle varie trasmissione televisive di approfondimento politico?).
La dittatura è considerata il contario della democrazia.
Va inoltre detto che il dittatore può giungere al potere anche democraticamente e senza violenza (valga l'esempio di Hitler, eletto dal popolo tedesco … … … …!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!).
E allora, concludo, siamo in piena dittatura ma non mi rassegno e continuerò sempre a combattere perché credo e sempre crederò nella democrazia.
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anche se sa che al momento non può essere concessa?
I lavoratori della Multimedia Planet di Bitritto stanno vivendo mesi di grandi difficoltà: non percepiscono lo stipendio dal mese di ottobre 2009 ed ora che sembra essere finalmente prossimo il commissariamento dell’Azienda, si trovano davanti alla possibilità che l’Assessore Losappio, spinto dalle pressanti richieste della UIL, possa firmare –lunedì mattina, 1 marzo- la concessione della Cassa Integrazione in Deroga.
Ora, a parte il fatto che al momento attuale tale decisione pare andare contro gli interessi dei lavoratori, perché con l’auspicato commissariamento si spera che l’Azienda possa riprendersi e far tornare al lavoro i propri dipendenti, ed anche perché gli ammortizzatori sociali richiesti dal commissario sarebbero di gran lunga più convenienti, c’è da ribadire che, stante la normativa in vigore, nel caso in questione, essendo la Multimedia Planet una impresa plurilocalizzata, la CIG in deroga non può essere richiesta (e quindi concessa) alla Regione (ed in questo caso alla Regione Puglia) bensì al Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.
E poiché non ci si deve accontentare delle sole “chiacchiere”, ecco il sostegno normativo a quanto da me affermato.
L’INPS, con messaggio n. 16358 del 20 luglio 2009, ha chiarito: “… Con riferimento all’integrazione salariale in deroga per imprese plurilocalizzate, l’INPS sottolinea che l'attuale quadro giuridico - basato sull'articolo 2, c. 36, della Legge n. 203/08, sull'articolo 19, c. 8, del Decreto Legge n. 185/08 (conv. con Legge 2/09) e sugli accordi e convenzioni indicati in premessa - distingue la procedura di concessione degli ammortizzatori sociali a seconda che l'intervento riguardi le imprese localizzate in una unica Regione oppure imprese plurilocalizzate (con unità produttive localizzate su più Regioni).
Per le imprese plurilocalizzate la domanda di intervento in deroga deve essere presentata al Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Direzione Ammortizzatori Sociali e incentivi all'occupazione. Tale domanda, in caso di riscontro positivo, darà luogo ad un decreto interministeriale.”
Ricordo che la Multimedia Planet ha la sede legale a Vibo Valentia e due sedi operative a Bitritto e a Trapani, per cui è plurilocalizzata e, come tale, soggetta alla normativa di cui sopra.
Pertanto ogni richiesta di CIG in deroga in sede regionale non è accoglibile.
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Cosa dire di un Congresso atteso per mesi ma che, una volta concretizzato, mi ha lasciato con l’amaro in bocca e la tristezza nell’anima?
In qualità di delegato, mi ero mosso all’indirizzo di Roma ricco di belle speranze e di propositi importanti, avevo sottoscritto svariate mozioni, tutte volte a dare una maggiore democrazia all’interno del partito, con una esplicita richiesta di far cessare il verticismo e dare maggiore rilevanza alla volontà della base.
Anche il fatto che il viaggio, il vitto e l’alloggio fosse a spese (per ci più, anticipate) dei delegati non mi aveva intristito più di tanto, perché tanto stavo andando al Congresso che avrebbe creato il Partito Nuovo per un’Italia Nuova].
Il venerdì è andato tutto come previsto, l’accredito, le prime fasi congressuali, l’intervento del candidato “alternativo” alla presidenza, l’On. Barbato; improvvisamente, capisco che qualcosa non va per il verso giusto perché i firmatari della mozione “La Base” chiamano a raccolta tutti i sottoscrittori perché le firme mandate via fax (come da regolamento), a detta della presidenza, non andavano bene, bisognava rifirmare i moduli in originale !!!…
Firmo, torno in sala e mi rendo conto di un’anomalia: il candidato presidente Di Pietro interviene quando vuole lui (praticamente è sempre con il microfono in mano, sul palco) e si comporta come se fosse egli il Presidente dell’Assemblea (contro la regola secondo cui il Presidente dell’Assemblea non può essere uno dei candidati e quella che i candidati devono avere lo stesso spazio e lo stesso minutaggio al microfono e sul palco).
Comunque gli interventi dell’On. Di Pietro sono sempre interessanti e riescono a catturare l’attenzione della platea.
Terminata la giornata, riceviamo un altro bel regalo dall’organizzazione: la cena, da noi pagata anticipatamente, si risolve in un buffet (anche abbastanza francescano, nella sostanza ma non nel costo).
Il sabato mattina inizia come meglio non poteva, ormai sono arrivati quasi tutti i delegati, si respira un’aria euforica; arrivano in visita esponenti di altri partiti, Bersani e Vendola su tutti, anzi Niki ancor di più, capace di provocare un vero e proprio boato frutto dell’entusiasmo dell’intera sala (ndr.: ma solo noi non avevamo ancora capito quanto fosse apprezzato, per non dire amato, il nostro caro Vendola?).
La mattina fila liscia come l’olio, tra cronisti che corrono, flash che illuminano a giorno ogni angolo, security e staff in pieno affanno ma con il presidente Di Pietro, infaticabilmente in piedi sul palco e pronto ad intervenire praticamente sempre, che sfoggia un sorriso che più splendente non si può.
Alla ripresa dei lavori c’è stato subito l’intervento del candidato presidente alla regione Campania, De Luca, al quale non ho assistito (e devo dire, fortunatamente, visto che non avrei digerito affatto l’entusiasmo e gli applausi che i presenti gli hanno riservato).
Ma è in questo preciso momento che inizia il lato veramente negativo del Congresso: dal tavolo giunge l’intimazione a non usare simboli diversi da quelli del Partito (e infatti nell’antisala viene imposto a quelli de La Base di far “sparire” il loro striscione); perche’?
Prende la parola, more solito, l’On. Di Pietro per dire che sono state depositate ben 28 mozioni e che, per evitare perdite di tempo sono state praticamente riassunte in quella presentata da Pancho Pardi (SIC! Da chi sono state riassunte? E i promotori sono d’accordo? Per quello che mi risulta, NO!.
Come?
Le mozioni non vengono presentate dai firmatari?
Le mozioni vengono riassunte dall’on. Di Pietro?
L’on. Di Pietro decide quali mozioni possono essere votate e quali no?
L’on. Di Pietro puo’ impedire ad un firmatario di chiarire la sua mozione?
L’on. Di Pietro puo’ permettersi di commentare le mozioni spingendo i delegati ad esprimere il voto da lui indicato?
Ma dove siamo andati a finire, qui sta morendo la democrazia!
Ecco un esempio esaustivo di quanto accaduto: l’On. Pardi sale sul palco ed insiste che venga messa ai voti la sua mozione (familismo, cumulo d'incarichi, ecc), ma l’On. Di Pietro ribatte che “se pure è giusto come principio il rispetto delle regole, ma è anche necessarie che ci siano ke opportune deroghe... Quindi … approviamo le richieste di Pardi con le deroghe proposte da me ?" … La mozione è approvata all’unanimità!
Mentre i delegati presenti in sala continuano a votare secondo le indicazioni del Presidente, fuori trovo quei pochi delegati che si rifiutano di partecipare a questa situazione paradossale e colgo alcuni commenti, bisbigliati anche con un pizzico di timore: “… siamo in dittatura … Di Pietro sta manipolando le mozioni dei delegati … ma che siamo venuti a fare, tanto ha deciso tutto lui …”
Conclusa la votazione sulle mozioni, si è passati allo spoglio delle schede per l’elezione della Coordinatrice Nazionale delle Donne; l’unica candidata in lizza, con grande correttezza, annuncia che avrebbe accettato l’investitura solo se avesse ottenuto la maggioranza dei voti.
Ma, incredibilmente, accade l’inaspettato: su circa 700 aventi diritto al voto, votano solo in 173, di cui solo 82 favorevoli e ben 91 sono le schede bianche e nulle; in sostanza sembra che le donne dell’IdV abbiano inteso sollevarsi contro una votazione di tipo bulgaro!
Si passa quindi alla proclamazione del Coordinatore Nazionale dei Giovani, e qui, altra sorpresa, in quanto la candidata sponsorizzata dall’On. Di Pietro si piazza all’ultimo posto, mentre il vincitore della contesa è Rudi Russo (che, secondo voci di corridoio, pare non stia proprio simpatico al nostro Presidente … che, infatti, sul palco non è apparso proprio raggiante al momento della lettura del risultato dello spoglio).
Per quel che mi riguarda, il Congresso è terminato qui, perché già girava voce che il giorno dopo non si sarebbe più votato, in quanto l’On. Di Pietro sarebbe stato acclamato Presidente.
Concludendo, resta solo l’amarezza di aver compreso che nell’Italia dei Valori non c’è democrazia (e non ci sarà almeno sino al 2013), che la volontà della base non conta proprio nulla, che dobbiamo sottostare ad un atteggiamento paternalistico, quasi dogmatico.
Ma io non mi metto da parte, voglio continuare a sperare che si possa fare davvero una politica nuova ed onesta, per cui continuerò a restare in contatto con le decine e decine di amici, sparsi in tutt’Italia, che ho avuto il piacere di conoscere e che la pensano esattamente come me.
E allora aspetto con ansia i prossimi congressi locali, per cercare di ripristinare la dialettica democratica all’interno del partito e per avere, una volta per tutte, risposta ad alcune domande:
- Che fine hanno fatto i contributi elettorali?
- Perché dobbiamo continuare ad ospitare (e a candidare) i reietti della politica?
- Perché dovremmo accettare un’alleanza con l’UDC che nessuno di noi vuole?
- Perché dovremmo confluire in futuro nel PD?
E da adesso, pretendo e pretenderò che lo Statuto venga sempre rispettato.
Da tutti!
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